Quotidiani e telegiornali italiani hanno una visione del mondo parziale, una sorta di ‘daltonismo geopolitico’. Sanno parecchio di quel che accade in America, nelle più importanti capitali europee, in molto Medioriente e nell’Asia che avanza, ma dove il mondo è più povero, i nostri giornalisti ignorano. E siccome il mondo povero è molto ma molto più esteso di quello ricco, accade che il mondo che i nostri giornalisti ci raccontano (a meno che non saccheggino dai loro colleghi inglesi o francesi) sia spaventosamente monco…
Prendete il Congo […] Adesso sappiamo degli orrori di Goma, della guerra civile, di un milione e seicentomila sfollati. Con enfasi, c’è chi sottolinea che in Congo è in atto un massacro mai visto in Africa. Per la verità, gli stessi orrori venivano già denunciati nel 2005 e nell’estate del 2007 tenevano banco su tutte le prime pagine dei quotidiani inglesi e americani ma nelle nostre redazioni nessuno pensava valesse la pena scriverne. Eppure funzionari Onu reduci dal Congo raccontavano di stupri e di violenze mai viste. Di donne costrette dai loro stupratori a cibarsi di carne umana, di stupri multipli a cui erano costretti a partecipare anche i figli e i parenti delle vittime, di donne che arrivavano negli ospedali con gli uteri devastati da bottiglie, baionette, bastoni, coltelli, canne di fucile.
[…]
Il Congo è un inferno a cielo aperto, il mattatoio più cruento di tutta l’Africa Centrale […] l’inferno del Congo ha numeri che vanno aldilà di ogni immaginazione: dal 1997 al 2003 in Congo sono state massacrate quattro milioni di persone, numeri da guerra mondiale non da faida africana. Ogni giorno in Congo muoiono tante persone quante ne sono morte nelle Torri Gemelle l’11 settembre. Ma noi tutto questo orrore lo vediamo solo adesso. Prima, dove eravamo?
